Cibo spazzatura: perché andrebbe evitato

Una vita all’insegna del benessere non può comprendere i fast food, nemmeno ogni tanto. Le loro caratteristiche e gli ingredienti che li compongono – di cui parleremo in questo articolo – sono infatti molto dannose per l’organismo umano e, soprattutto mangiandoci troppo spesso, aumentiamo i rischi per spiacevoli malattie o altre disfunzioni corporee.

Cibo spazzatura – o Junk Food

Cosa si intende per “cibo spazzatura”? Appartengono a questa etichetta alimentare una serie di cibi che presentano queste particolarità: un basso valore nutrizionale, altissimo apporto energetico, alta presenza di sale da cucina, glucidi raffinati, colesterolo, lipidi saturi e grassi idrogenati.

Quello che contraddistingue il Junk Food è la sua proprietà di densità calorica inadatta alla vita dell’uomo del Terzo Millennio, che ha uno stile di vita sedentario; e allo stesso modo comunque non arricchisce il suo organismo di ciò che invece gli servirebbe, come le fibre, gli acidi grassi, gli oligoelementi, le vitamine.

Chi consuma abitualmente il cibo spazzatura è individuabile per un IMC (Indice di Massa Corporea) che evidenzia una situazione di sovrappeso se non di obesità, unita a tanto deposito adiposo, poca fitness cardio-vascolare o respiratoria, e dismetabolismi quali l’intolleranza al glucosio, diabete, ipertensione.

Eppure, è estremamente diffuso. I cittadini americani in tal senso rappresentano l’esempio da non seguire ma, purtroppo, il fenomeno del cibo spazzatura ha preso piede un po’ in tutto il mondo, e per diversi motivi.

Il primo sono sicuramente le istituzioni che invece di tutelare i consumatori, permettono l’enorme sviluppo commerciale dei fast food e delle industrie dolciarie, ovviamente per soldi dal momento che questi brand sono enormi colossi multinazionali. Perciò gli enti di controllo sono i primi e diretti responsabili di tutte le conseguenze negative dell’alimentazione scorretta, tra cui:

  • Incremento dell’obesità infantile.
  • Aumento della spesa pubblica sanitaria.
  • Incremento della mortalità in età adulta.

Come detto, quindi, sono i soldi a far sì che questi giganti dell’industria (dis)alimentare riescano a prolificare, perché infatti limitare la diffusione di fast food e prodotti junk non sarebbe una violazione al diritto al commercio viste le numerose dimostrazioni scientifiche della loro nocività (che è la stessa cosa che accade per quanto riguarda il fumo e i prodotti alcolici).

Anche dire che “si consumano saltuariamente” non incide sulla salute è un falso storico, perché comunque provocano dei danni sistemici. Per limitare i danni bisogna limitare di molto il consumo di patatine fritte, hamburger e snack a una volta ogni uno o due mesi (a stare larghi).

Tuttavia, l’impresa sembra impossibile. Infatti le persone, specie i giovani, sempre di più si “ingozzano” di junk food, perché sono molto buoni al gusto, sono concepiti per farli sembrare gustosi, sono comodi e più di tutti perché sono molto economici.

Un cibo a buon mercato

Questi alimenti sono quindi a buon mercato, perché le materie prime che li compongono (saccarosio, patate, carne macinata mista e grassa, grassi idrogenati) costano pochissimo.

Proprio per questo i fast food sono soprattutto appannaggio degli studenti (in Italia), i quali non possono permettersi ogni giorno di spendere 15 euro per un piccolo piatto di spaghetti, acqua naturale e al massimo una fetta di pollo.

Per loro è decisamente più conveniente spendere 7 euro per hamburger, patatine, bibite e anche il gelato. E chi non lo farebbe?

Insomma: il cibo spazzatura ha un prezzo dimezzato, raddoppia i grassi, e ha valori nutritivi pari a 1/10 della dieta mediterranea. Sembra che sia proprio il caso di intervenire!

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